Con il D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96, in vigore dal 7 giugno 2026, l’Italia ha recepito la Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva e sulla parità di genere. La nuova disciplina si applica a tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, senza soglie dimensionali minime di esclusione: questo significa che riguarda anche le Associazioni Sportive Dilettantistiche e le Società Sportive Dilettantistiche, comprese quelle con un solo dipendente.
Punto chiave: la normativa riguarda i rapporti di lavoro subordinato. Le collaborazioni sportive ex D.Lgs. n. 36/2021 con atleti, allenatori e istruttori restano fuori dal perimetro della trasparenza retributiva.
Nella generalità delle ASD e SSD italiane, infatti, il personale assunto con contratto di lavoro subordinato è molto limitato — spesso non supera le cinque unità — e riguarda tipicamente figure come addetti di segreteria, personale amministrativo o custodi di impianti. È su questi rapporti, e non sulle collaborazioni sportive dilettantistiche, che si concentrano i nuovi obblighi.
Per gli enti sportivi con organici così contenuti, tre adempimenti diventano operativi già dal 7 giugno 2026, senza soglia dimensionale minima:
- Trasparenza in fase di selezione: gli annunci di lavoro devono indicare la retribuzione iniziale o la relativa fascia, oltre al CCNL applicato, ed essere scritti con formulazioni neutre rispetto al genere. Resta vietato chiedere al candidato la retribuzione attuale o pregressa.
- Accessibilità dei criteri retributivi: per gli enti che applicano integralmente un CCNL, è sufficiente il rinvio al contratto collettivo per soddisfare l’obbligo di trasparenza sui criteri di determinazione della retribuzione.
- Diritto di informazione dei lavoratori: ogni dipendente può chiedere, una volta l’anno, i livelli retributivi medi per sesso delle categorie comparabili, con risposta scritta dell’ente entro due mesi.
Restano invece, allo stato, privi di applicazione concreta per il settore gli obblighi di reporting periodico sul divario retributivo di genere, riservati ai datori di lavoro con almeno 100 dipendenti, e l’obbligo di rendere accessibili i criteri di progressione economica, limitato alle realtà con almeno 50 dipendenti.
Un profilo di particolare attenzione per gli enti sportivi riguarda la tutela della riservatezza: con organici così ridotti, una richiesta di informazioni da parte di un lavoratore rischia di rivelare indirettamente la retribuzione dell’unico collega comparabile. In questi casi sarà necessario valutare con cura le modalità di risposta, in attesa dei decreti ministeriali attuativi che dovranno chiarire le modalità semplificate per i datori di lavoro con meno di 50 dipendenti.
Lo Studio è a disposizione per la verifica della propria posizione e per la predisposizione della modulistica necessaria all’adeguamento.