Con l’ordinanza di aprile 2026 n. 9937/2026, la Corte di Cassazione interviene su un tema molto delicato per le associazioni sportive dilettantistiche e, più in generale, per le associazioni non riconosciute: la responsabilità fiscale di chi assume la carica di presidente dopo gestioni precedenti.
La Suprema Corte chiarisce che il nuovo legale rappresentante non risponde automaticamente dei debiti fiscali maturati prima del suo insediamento solo perché ha assunto la carica. Tuttavia, la circostanza di “non esserci stato” al momento in cui gli obblighi sono sorti non è, da sola, sufficiente a escludere ogni responsabilità.
Il principio di diritto stabilisce che la responsabilità del presidente dell’associzione non deriva dalla sola investitura formale, ma occorre valutare se il presidente subentrante abbia esercitato, o avrebbe dovuto esercitare, un controllo diligente sulla posizione fiscale dell’ente. In ambito tributario, infatti, assumere la rappresentanza di una ASD significa anche verificare dichiarazioni fiscali, fatture, contratti di sponsorizzazione, registri IVA, modello EAS e, più in generale, lo stato degli adempimenti pendenti.
In pratica, il nuovo presidente deve poter dimostrare di avere svolto una minima due diligence fiscale al momento del subentro, ricostruendo eventuali omissioni, attivandosi per sanarle quando possibile e documentando le ragioni dell’eventuale impossibilità di intervento, ad esempio per decorso dei termini. Non basta quindi affermare di non avere partecipato alla gestione precedente: occorre provare di avere verificato la situazione e di essersi comportati con diligenza.
Il messaggio per ASD, dirigenti e consulenti è chiaro: ogni passaggio di governance deve essere accompagnato da controlli fiscali documentati e verbalizzati. Il passato fiscale dell’associazione non si eredita automaticamente, ma non può nemmeno essere ignorato. Chi assume la carica prende in carico anche il dovere di guardare, verificare e, se necessario, intervenire.